Assedio al Parlament de Catalunya

 L’immagini é di ieri: il Presidente catalano Artur Mas costretto ad entrare in Parlamento con l’elicottero per sfuggire alla protesta, indetta dal cosiddetto movimento degli Indignados, che voleva impedire il celebrarsi della sessione plenaria che ha poi approvato la manovra finanziaria per l’esercizio in corso.

Una simile situazione impone evidentemente una seria riflessione sui limiti da apporre alle proteste dei cittadini nei confronti della classe politica. La protesta, soprattutto quando si ha di fronte una dirigenza cosí vituperata, puó sembrare una risposta condivisibile, anche se nel caso specifico va detto che l’attuale governo catalano si é insediato da pochi mesi dopo 8 anni di opposizione, per cui semmai andrebbe appoggiato in quanto introduce un fattore di rinnovamento politico.

Ciononostante occorre ricordare – soprattutto ai piú giovani – che il sistema di libertá e pluralismo garantiti dalla democrazia sono dei beni che sono costati sangue e dolore alle generazioni precedenti. Calpestarli é facile. Ricomporli puó diventare un problema. Questo in Spagna, a 30 anni dal tentativo di colpo di Stato indetto da Tejero, é un ragionamento che ha un particolare valore. In Catalunya, dove oltre alla democrazia ci si gioca anche il diritto ad un sistema di autonomia che é stato messo in discussione da troppe parti, il ragionamento assume un valore ancor piú netto. Sará meglio non dimenticarselo, soprattutto per coloro che in questa Nazione ci viviamo.

inizia il dopo-Zapatero

E’ ai blocchi di partenza la campagna elettorale per le elezioni comunali e regionali di maggio, per le quali il PSOE sembra non contare sulla presenza di José Luis Rodriguez Zapatero, sprofondato ormai ai ranghi di leader appesatato. Alcuni candidati socialisti stanno addirittura rinunciando ad utilizzare il logo del loro stesso partito, il cui apporto é ormai pari a zero.

Allo stesso tempo ci si dedica a pronosticare il nome del successore di ZP alle elezioni nazionali del 2012. Il favorito sembra l’attuale ministro dell’Interno e Vicepresidente primero Alfonso Rubalcaba, ma sulle chance di quest’ultimo di recuperare i 17 punti percentuali di svantaggio stimati dai sondaggi ci credono in pochi.

Se qualcuno vuole provare la fortuna nella cabala socialista, il gioco é servito:

http://www.elmundo.es/elecciones/elecciones-2011/hipodromo.html

Presidenziali 2012 in rampa di lancio

Ormai spente le luci delle midterm elections ed assorbito l’effetto sorpresa generato dal movimento dei tea-parties, i futuri candidati del fronte repubblicano iniziano a scaldare i motori ed effettuare le prime mosse per garantirsi una posizione rilevante in vista delle elezioni primarie. Proprio stasera Mitt Romney riunirá 600 attivisti nel cruciale Stato del New Hampshire, Stato che nel 2008 rappresentó una tappa fondamentale nel cammino di Obama verso la presidenza (Obama riuscí a contenere i danni contro la favorita Hillary Clinton e pronunció proprio in New Hampshire il famoso discorso del Yes we can!). Romney si é assicurato l’appoggio del leader della maggioranza in Senato Jeb Bradley e conta in questo modo di guadagnare un primo vantaggio in quella che si preannuncia una campagna durissima. Questa settimana ha poi visto il rincorrersi di insistenti rumori che confermano le intenzioni, sempre meno celate, dell’ex Speaker della Congresso dei Rappresentanti Newt Gingrich di esplorare le proprie chances di accedere alla candidatura repubblicana verso la presidenza. Gingrich é un personaggio che ha simboleggiato la capacitá dell’ala dura del GOP di combinare una storia personale controversa (contrassegnata da un affaire con una funzionaria del Congresso che é poi diventata la sua terza moglie) con un rigore gestionale delle attivitá congressuali che generó un surplus finanziario di 400 milioni di dollari sotto il mandato di Gingrigh. La presenza di Gingrich in campagna rischia di focalizzare pesantemente le attenzioni mediatiche sul fronte repubblicano e di generare una seria minaccia per le ambizioni dell’attuale presidente Obama di aspirare alla rielezione. Senza contare, poi,  che Sara Palin rimane per ora dietro le quinte in attesa di essere nuovamente invocata come la salvatrice (sic) del Grand Old Party.

Cadrá la Spagna sui tassi d’interesse ?

Il preannuncio di un possibile rialzo dei tassi di interesse in Aprile, effettuato ieri dal presidente della BCE Trichet, ha fatto saltare l’allarme nei malmessi ambienti economici spagnoli. A questo proposito vale la pena di fare un passo indietro per ricordare come l’entrata della Spagna nell’area Euro e la conseguente disponibilitá di credito a basso costo (in un Paese palesemente impreparato per tale scenario) vanno annoverati tra i principali fattori scatenanti dell’attuale crisi immobiliaria. Il credito facile, infatti, trascinó la gran massa delle famiglie spagnole in una sorta di orgia debitoria che terminó soltanto nel 2008 nel modo assai brusco che tutti ricoridiamo. I recenti sviluppi evidenziano tuttavia che il peggio potrebbe non essersi ancora visto. L’ormai probabile ripresa economica dei Paesi piú solidi (Germania in primis), accompagnata da imprevisti fuochi inflazionisti quali la crisi in Libia pone ormai all’ordine del giorno un rialzo dei tassi, che costituirá un turning point assai significativo. Se ció avvenisse, l’economia spagnola verrebbe sorpresa in mezzo ad un guado ancora lungo e non privo di pericoli, e tale situazione metterebbe a dura prova la resistenza finanziaria dello spagnolo medio (pesantemente indebitato), ed in ultima istanza delle deboli finanze pubbliche di Madrid. Il giá piú volte paventato rischio di un default della Spagna diventerebbe a quel punto ancora piú probabile, cosa che dovrebbe far riflettere attentamente i boiardi del BCE prima di adottare una decisione non priva di pericoli.

Spagna – il numero di disoccupati arriva a 4,3 milioni

La pubblicazione avvenuta oggi dei nuovi dati sulla disoccupazione in Spagna desta preoccupazione ma allo stesso tempo non coglie di sorpresa chi ha occasione di vivere da vicino la realtá attuale del Paese iberico. E’ evidente che osservare un massimo storico di 4,3 milioni di disoccupati a piú di due anni dall’inizio della crisi (che in Spagna é soprattutto una crisi immobiliaria) non invita all’ottimismo e apre pesanti interrogativi circa la capacitá del sistema Spagna di far fronte a questo vero e proprio disastro. Tuttavia esistono ragioni che spiegano chiaramente i motivi di questa debacle.

1) Il processo di delocalizzazione produttiva non é mai cessato e non passa giorno senza che si succedano chiusure di importanti realtá industriali. E’ notizia di oggi che Yamaha ha definitivamente “condannato” la propria fabbrica di Palau de Plegamans (Barcellona), lasciando a casa piú di 400 dipendenti.

2) La catastrofe immobiliaria si sta consolidando proprio in questi mesi, perché in questo momento a chiudere i battenti non sono piú i piccoli promotori (quelli sono caduti tutti ad inizio 2009). Adesso a fare le spese della catastrofe economica sono le realtá che fino a tre anni fa scoppiavano di salute, che all’inizio della crisi sembravano poter contare su un’apparente soliditá, ma che gradualmente stanno soccombendo sotto il peso del calo delle vendite e della morositá dei propri committenti. Esempio emblematico é quello della catalana Coperfil, azienda specializzata nella costruzione di installazioni industriali ad alto contenuto tecnologico, che la scorsa settimana ha portato i libri in tribunale con piú di 80 milioni di passivo dopo aver visto il proprio turnover ridursi da 354 milioni (2007) a 6 milioni (!) nel 2010.

A questo punto sorge spontaneo porsi la questione circa il futuro che questo paese potrá garantire a tale enorme massa di personale senza lavoro, il cui livello di formazione appare tendenzialmente basso e perdipiú focalizzato su un settore che non creerá posti di lavoro per i prossimi 2-3 lustri. Nel frattempo le iscrizioni ai corsi di lingua tedesca sono cresciuti del 22% nell’ultimo mese dopo che la cancelliere Angela Merkel ha dichiarato a Madrid che in Germania le aziende sono alla ricerca i personale ma che la conoscenza dell’idioma locale va (giustamente!) considerata come un elemento indispensabile per accedere al mercato del lavoro tedesco.

Funzione dell’Impresa e Management

Gli avvenimenti succedutisi in seguito allo scatenarsi della crisi finanziaria del 2008 hanno creato la necessitá di una profonda riflessione in merito alla funzione dell’impresa e del ruolo del Manager nell’ambito della stessa. Gli evidenti eccessi dell’epoca pre-crisi hanno evidenziato l’impossibile sostenibilitá di un modello finalizzato alla tutela dei soli interessi degli shareholders e basato sull’inopinata corresponsione di bonus stratosferici a favore di una cerchia ristretta di manager il cui ruolo si avvicinava sempre piú a quello di un killer professionista, retribuito in funzione dell’alto rischio assunto. Il costante riferimento al ruolo degli azionisti ha frequentemente celato il fatto che una buona parte degli investitori esercita solamente una pressione speculativa e permane vincolata all’Azienda per il solo spazio temporale (a volte solo poche ore) necessario per garantirsi l’auspicata rendita finanziaria. In cambio, altri stakeholders di gran lunga piú rilevanti quali collaboratori, clienti e fornitori vedevano ripetutamente il loro interesse compromesso in nome del dio Mercato. Recenti tendenze in manaement vedono finalmente riemergere il ruolo di questi vilipesi attori, e apre uno spiraglio al ritorno di una dinamica imprenditoriale sostenibile e che finalmente rimetta al centro il ruolo delle persone.

Un uomo solo al comando: e poi?

Il dibattito apertosi in seguito alle recenti speculazioni riguardanti lo stato di salute di Steve Jobs ha riacceso la polemica in merito al ruolo del leader maximo nell’ambito di una multinazionale del calibro di Apple e piú in generale circa la corretta suddivisione di poteri tra il massimo responsabile di un’impresa e gli organi di corporate governance. E’ senz’altro vero che una buona parte dell’allarmismo generato dal tonfo del titolo Apple nei mercati finanziari si deve alla vecchia abitudine di “vendere con il rumore e comprare con la notizia” (ed in questo caso omettiamo volontariamente citare esplicitamente quale sia “la notizia”, anche se tutti sappiamo a cosa ci stiamo riferendo). Tuttavia una riflessione é d’obbligo circa il fatto che un’azienda che nel 2010 ha fatturato 63,5 miliardi di dollari possa vedere il proprio futuro cosí strettamente vincolato allo stato di salute del suo principale manager.

Appare evidente che una corretta evoluzione di una blue chip deve necessariamente passare per una estesa propagazione dei valori aziendali, che non devono e non possono rimanere appannaggio di un solo uomo, per geniale che possa essere. Allo stesso tempo, si ripropone il dibattito (giá fortemente riacceso a seguito dei recenti soprassalti seguiti alla crisi finanziaria americana) circa la funzione intrinseca della realtá aziendale e la necessaria tutela di interessi piú ampi rispetto a quelli dei tradizionali shareholders. Insomma, un paniere di interessanti tematiche sulle quali cercheremo di ritornare con i prossimi interventi su questo blog.

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